Musica

Introduzione alla musica araba
La musica araba è nata nei secoli settimo e ottavo. Le più antiche notizie sulla vita musicale araba risalgono al sesto secolo dell’era cristiana . Queste fonti si riferiscono al tempo prima dell’avvento dell’Islam, conosciuto dagli arabi col termine di jahiliyya . Nei pellegrinaggi alla Mecca veniva utilizzato un canto religioso e magico col nome di tahlil , questo canto era accompagnato da tamburelli suonati da donne . Il canto popolare arabo del nostro tempo è vicino al tahlil . Dopo l’avvento dell’Islam si ebbe una rapida evoluzione della musica araba verso strutture piu ricercate e raffinate. Proprio a partire dalla meta’ del settimo secolo cominciano a costituirsi i primi elementi di un canto artistico che va via via separandosi dal rudimentale canto del beduino. Con le conquiste della Libia, dell’Egitto, della Palestina, della Fenicia, dell’Iraq e della Persia gli abitanti della capitale Medina ebbero l’opportunità di arricchire la loro cultura musicale. In questo periodo cominciarono ad affiorare, accanto alle qaynat (musiciste che avevano il compito di rallegrare il padrone e i suoi famigliari) anche uomini cantori che quasi sempre provenivano dall’Etiopia, dalla Persia o dall’Africa; ma comunque tutti nati o almeno cresciuti in Arabia. Cosi’ durante il dominio degli Omayyadi (750) il canto avveniva comunque in arabo, così come i nomi degli stumenti e dei termini musicali. Questo periodo durò sino all’inizio del sedicesimo secolo quando Siria e Iraq caddero sotto il dominio turco; questo significò per il mondo arabo un’epoca di declino spirituale e culturale. Tuttavia l’influenza dei turchi e dei persiani non fù così negativa come l’irruzione delle novità europee (radio, grammofono e simili) che hanno veramente corrotto la musica araba. Nel diciannovesimo secolo si ebbero i primi segni di rinascita; tra i musicisti che hanno contribuito a questa rinascita ricordiamo: Abdû al-Hamûlî, Muhmmad Usmân, Sâlama Hijâzî, Michel Mishaqa, Rahmalla Shiltâj e Ahmad az-Zaidân.

Il repertorio dei musicisti e dei cantanti era formato da brani vocali o strumentali tradizionali appresi da vecchi maestri. Non veniva usato materiale didattico scritto, come libri e note; lo studio era basato sull’apprendimento dalla viva voce del maestro. In questo periodo comincia a delinearsi la frattura della musica araba in tre grandi scuole corrispondenti alle tre grandi zone del mondo arabo. Tutte queste caratteristiche si possono ritrovare anche nell’odierna prassi musicale.

Nel diciannovesimo secolo la musica araba era in contatto soprattutto con quelle turche e persiane. Tale contatto non fu caratteristico solo di quest’epoca, poiché sin dal primo periodo islamico gli arabi hanno avuto contatti con le culture vicine. Ma in questo periodo si attua una vera e propria fusione tra le culture musicali persiana, turca ed araba. La produzione musicale araba è legata all’industria discografica. Però, nonostante questo atteggiamento irresponsabile l’autentica musica araba si è mantenuta grazie musicisti come la cantante Umm Kalthum .

La teoria musicale araba

I trattati di teoria musicale araba sono numerosi e risalgono al periodo fra il nono e il tredicesimo secolo. Il sistema musicale viene rappresentato sin dal nono secolo sul manico ‘ùd .La musica araba privilegia la costruzione melodica e la libertà d’improvvisazione dell’artista. Improvvisare non è però facile, perché la struttura tonale araba non è libera come ci mostra la teoria dei maqam. Non tutte le forme della musica araba sono accompagnate da una formula ritmica. Solitamente però, i brani musicali sono basati su un ritmo temporale detto wazn (peso),che serve da supporto metrico per la melodia. Ogni brano musicale è identificato da un suo wazn, naturalmente più è lungo meno è facile riconoscerlo.

I generi musicali.
Come abbiamo visto, la musica colta tradizionale araba è caratterizzata dalla tradizione orale, dalla modalità, dall’ assenza del concetto di armonia.

Si tratta di una musica che produce solo una linea melodica alla volta; quando due o più strumenti suonano contemporaneamente, suonano la stessa melodia un’ottava sopra o un’ottava sotto o all’ unisono.

In generale nella musica colta troviamo grandi forme o suite di vari pezzi costruiti su una precisa modalità da cui prendono il nome.

Le esecuzioni di questo repertorio musicale sono piuttosto lunghe, esse possono superare le due ore o più e ci sono variazioni sensibili nei tempi di esecuzione poiché grande importanza ha il fenomeno dell’ improvvisazione nella musicaaraba che dipende a sua volta dallo stato d’animo dei musicisti e della reazione del pubblico.

Il concerto prende il nome di wasla , che possiamo tradurre con “suite” ( nel senso di repertorio o collezione ), composta in genere da una ouverture strumentale seguita da:

– una serie di brani cantati di ritmo variaro dal più lento al più veloce ma nella stessa modalità

– da un intermezzo strumentale o apertura della seconda parte del concerto.

– un’improvvisazione vocale o strumentale che si manifesta in differenti modi e momenti della suite.

Altro genere di origine turca è il bashraf, molto simile al samâ î, che si differenzia per la formula ritmica.

GLI STRUMENTI:

Gli strumenti della musica araba sono suddivisi in famiglie:

Strumenti a pizzico; strumenti a corde strofinate; strumenti a fiato e strumenti a percussione. Lo ‘ûd, di origine persiana, è lo strumento principale della musica araba.

Il qânûn, che significa cannone, ha un particolare suono. E’ una cetra a forma di trapezio a corde variabili, accordata a gruppi di tre.

Il santûr è originario dell’Irak, dove è molto diffuso. Ha una cassa di legno di noce di forma trapezoidale e novantadue corde accordate a gruppi di quattro.

Il concerto prende il nome di wasla , che possiamo tradurre con “suite” ( nel senso di repertorio o collezione ), composta in genere da una ouverture strumentale seguita da:

– una serie di brani cantati di ritmo variaro dal più lento al più veloce ma nella stessa modalità

– da un intermezzo strumentale o apertura della seconda parte del concerto.

– un’improvvisazione vocale o strumentale che si manifesta in differenti modi e momenti della suite.

Altro genere di origine turca è il bashraf, molto simile al samâî, che si differenzia per la formula ritmica.