Algeria: la scommessa dei generali di ALI AL DJERRI

AL KHABAR 02-07-2003

Gli accessi al carcere di Blida, sito a 50 km a sud della capitale Algeri e  dintorni, erano  stati chiusi dalle forze dell’ordine già da martedì.

L'evento era in effetti troppo importante per non prendere le cautele del caso; il n°2 del FIS Ali Benhadj, 47 anni, sarebbe stato liberato nella giornata di mercoledì e  si voleva impedire un'uscita "movimentata".

 

Si è quindi deciso di farlo uscire da una porta secondaria, molto presto la mattina, per evitare ogni forma di contestazione o di sostegno.

Le sue prime mosse sono state la visita alla moschea di Ben Badis, nel suo quartiere popolare di Kuba, per poi recarsi presso la sede dell'ENTV, la televisione di stato, per ripartire laddove tutto ha avuto inizio (è stato arrestato proprio lì nel ‘92).

Uno dei suoi sostenitori ci dice che lo sceicco vuole dimostrare così che una pagina della sua vita viene definitivamente chiusa, ed un'altra si apre…

 

Gli osservatori più attenti alle vicende algerine, si chiedono se le intenzioni di Belhadj sono quelle di rientrare discretamente nei ranghi, come glielo impongono l'articolo 5 e 6 del codice penale, oppure, come prevede qualcuno, una ripresa ancor più veemente e battagliera della propria attività politica.

 

A dire il vero, un primo segnale Ali Benhadj ce l'ha già dato rinunciando alla scorta messagli a disposizione dalle forze dell'ordine, pur sapendo che tale rifiuto mette a serio rischio la sua incolumità fisica.

 

Mentre si recava dal suo amico e leader del FIS Abbassi Madani, 72 anni, qualche coro è stato scandito dai giovani del quartiere che lo invitavano a riprendere la lotta per una repubblica teocratica islamica in Algeria.

 

 Tutto divide questi due uomini: il primo, irriducibile fino in fondo, ha rifiutato sempre ogni compromesso con il governo, non accettando addirittura di firmare l'ordine di scarcerazione.

Il secondo, più riflessivo ed incline ai compromessi e ad una politica di mediazione fra le velleità di questo partito, ormai ufficialmente disciolto, e le esigenze di un governo che non intende ripetere lo scenario del ‘92 e quanto ne è conseguito (150mila morti).

 

 A pochi mesi dalle elezioni legislative e presidenziali del 2004, la decisione di scarcerare Benhadj rappresenta un'autentica scommessa per l'establishment algerino. Se  si atterrà a quanto previsto dalla legge, è più che probabile una veloce uscita di scena ; se invece, come prevedono in tanti, egli è deciso a riprendere il discorso laddove lo lasciò nel ‘92, si può dire che giorni bui si preannunciano nel paese nord africano.

Per i giornalisti nazionali ed esteri che lo attendevano, a ridosso della sua abitazione, ha avuto poche parole ma molto significative: "grazie per essere venuti ad incontrarmi di nuovo, sto bene, ho solo bisogno di un po’ di riposo, vi do appuntamento nei prossimi giorni per tornare a  difendere gli interessi degli algerini".

Alcuni analisti politici hanno dato una lettura molto precisa di questo breve  sermone di  Benhadj;  per loro  non v'è dubbio che la sua interdizione di svolgere ogni attività politica, non gli impedisce però di sostenere la creazione di un nuovo partito che possa  riprendere le istanze politiche del FIS e sostenerlo, seppure in modo indiretto.

 

 

traduzione di Ruighi Murad

 


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